Siamo noi i gioielli, amore mio. Va’ dove ci porta il destino
Sospiri. Era quanto poteva fare l’uccellino di ferro, oltre a immaginare orizzonti diversi dal solito. Era il 14 febbraio, e lui, solo soletto, si sentiva intrappolato in una gabbia immaginaria. Si stava cibando delle poche rondelle che scovava davanti a un negozio di oreficeria. Un pigolìo improvviso lo distrasse. Veniva dal secchio della spazzatura. “Chi c’è lì dentro?” chiamò.
Era un altro uccellino di ferro, un gioiello femminile, scartato per una lievissima imperfezione. Porse l’ala e la fece uscire. “Grazie per avermi liberata. Dove andiamo?” esortò l’uccellina. “Dove vuoi che vadano due come noi?” rispose il salvatore rassegnato. “Perché non voli in alto?” “Perché non sono alta gioielleria.” L’uccellina gli rubò l’ultima rondella e scattò. L’uccellino, scocciato, la inseguì in volo. Era bello il tramonto, da lassù. L’uccellina, soddisfatta, restituì la rondella all’uccellino. “Come brilli!” esclamò l’uccellino alla compagna. “Siamo noi i gioielli, amore mio” rispose lei con un bacio.