— Troverò la pace? — chiese Federica ad alta voce, come dialogando con le acque del lago. Un “dia-lago”: così lo definì scherzosamente, ma Federica non sorrise; era troppo abbacchiata per pensare ad altro.
Seduta sulla riva, il busto proteso in avanti, la testa sorretta dalle braccia e i gomiti saldi sulle gambe, pareva una diafana piramide eretta in mezzo a un bosco.
Rifuggiva la vita di città, coi suoi ritmi frenetici eppur stagnanti, l’afa opprimente, le code in autostrada, e si concesse alcune ore di ritiro in quel cantuccio naturale.
Dalle frasche emerse un cerbiatto; poco più d’un cucciolo, sembrò felice di vedere la ragazza, che lo salutò.
— Ciao, ti piace il mio vestito nuovo? — gli disse con ritrovata allegria, sfoggiandolo in tutto il suo candore.
L’animale si avvicinò, annusò una delle spalline dell’abito e la mangiò. — Buono! Cotone di prima qualità — le rispose, sazio, e tornò galoppando nel sottobosco.
Di nuovo demoralizzata, e ora pure mezza nuda, Federica continuò a cercare la pace.
Objekt: Vincenzo Vela (1820–1891), “La Desolazione. Monumento commemorativo a Carlo Ciani e Maria Zacconi Ciani”, 1850–51, gesso, modello originale / cm 120,2 x 70,4 x 73,8